Mizuage

Il progetto “Mizuage” prende il nome dall’antica tradizione giapponese secondo la quale poteva essere acquistata all’asta la verginità di un’apprendista geisha (“maiko”) che in questo modo, tramite il rito di passaggio da “bambina” a “donna”, poteva diventare una geisha a tutti gli effetti.
Tutto era completamente gestito dalla “Madre”, la tenutaria della casa delle geishe: dalla scelta del cliente all’organizzazione del rituale, la “maiko” non aveva alcuna voce in capitolo; il denaro così ottenuto veniva usato per coprire parte del debito accumulato fino a quel momento dalla maiko per il proprio apprendistato, e restava di proprietà della Madre. L’idea del progetto non è trasporre o descrivere fedelmente i dettagli di un rituale tradizionale, né tanto meno un pretesto per esprimere l’ovvio disprezzo contro la violenza sulle donne o lo sfruttamento e la mercificazione del loro corpo; l’idea è piuttosto quella di denunciare, per contrasti, ogni forma di prepotenza, sottomissione e vessazione praticata sui “deboli”, spesso solo perché ben educati, rispettosi, particolarmente sensibili o, semplicemente, perché  privi della possibilità o della capacità di potersi difendere, e che finiscono così per accettare passivamente ogni sopruso, in una lunga e silenziosa rassegnazione.
Nell’intento di rappresentare l’universalità di certi atteggiamenti afferenti l’essere umano è stata scelta una modella non giapponese, che, esibendo piercing e tatuaggi in netto contrasto con l’abito e il trucco tradizionali, si fa simbolo della molteplicità dell’emozione umana. Ho voluto strutturare questo racconto attraverso fotografie che, pur trasponendo la ripetitività del rituale nella scelta di utilizzare condizioni di luce e ripresa costanti, riuscissero a conservare ciascuna la propria singolarità: la pelle ora liscia ora graffiata, colori ora vividi ora spenti, toni freddi che si accendono in un istante doloroso; perché ogni immagine potesse rappresentare, nell’identità del contesto, la pluralità della risposta emozionale dell’uomo: ogni esperienza del dolore è unica, segreta, irripetibile.
La prepotenza, in fondo, non conosce differenze di spazio e tempo; fa parte della natura umana in ogniddove, da ognissempre.

2 Comments Mizuage

  1. Giulia 14 marzo 2016 at 05:41

    Molto forte davvero…splendido lavoro.

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    1. Andrea Grasso 14 marzo 2016 at 12:25

      Grazie mille 🙂

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